Polemiche nei giorni scorsi tra Legambiente di Valle d'Aosta e Piemonte e il comune di Valtournenche: all'origine della lite, un evento svoltosi lo scorso weekend a Cervinia, il raduno delle Land Rover, che prevedeva anche una gara su strade sterrate.
"L'enfasi con la quale si pubblicizza il programma - scrive Legambiente in una nota - non lascia dubbi: 'Il percorso, ben 42 Km di strade sterrate montane panoramiche, prive di vegetazione, che attraverseremo nella ripida scalata al Cervino arrivando sino a quota 3.100 m s.l.m., transitando su percorsi normalmente chiusi al transito dei veicoli'".
"Lo scorso anno assegnammo la bandiera nera - prosegue l'associazione ambientalista - al progetto Svizzero della Piramide del Piccolo Cervino, un'assurda costruzione di vetro e acciaio alta 90 metri appoggiata sulla vetta della montagna, ma la gara a chi sfrutta con logiche distruttive la montagna pare non fermarsi mai. Comprendiamo che potenti lobbies costruttrici non si fermino davanti a nulla, ci chiediamo piuttosto come il Sindaco di Valtournenche, depositario del patrimonio della splendida vallata non si renda conto dell'offesa arrecata alla montagna da iniziative come questa".
"Il paese di Cervinia - si legge ancora - continua a essere considerato dagli amanti delle Alpi un posto da evitare, una Milano in miniatura spostata come per errore sopra i 2000 metri: non bastano i danni fatti negli scorsi decenni da una speculazione edilizia che sembra non avere neppure oggi limiti? Si dia pace almeno ai versanti circostanti per rispetto della montagna e di chi la ama".
Il sindaco Pession ha in seguito ribattuto che "La manifestazione si è svolta senza alcun impatto sull'ecosistema montano".
"Tale manifestazione - si legge in una nota del sindaco - è stata autorizzata dal Comune di Valtournenche che ha contestualmente imposto l'obbligo tassativo di rispettare alcune prescrizioni tendenti a preservare l'ambiente montano. Il percorso ricomprendeva esclusivamente strade poderali, parte di proprietà comunale, parte di proprietà privata e parte ancora di proprietà consortile, normalmente utilizzate per raggiungere gli alpeggi, le centrali idro-elettriche o le installazioni degli impianti a fune presenti in quota".
Inoltre, "é stato sancito sull'intero percorso l'assoluto divieto agli equipaggi, il cui numero è stato limitato a non più di 200 al giorno per i soli giorni 6 e 7 settembre, di uscire dalle piste tracciate per evitare che si arrecassero danni alla flora e alla fauna, ed è stato espressamente vietato agli equipaggi di percorrere il tragitto per più di una volta, al fine di limitare al massimo il passaggio di automezzi in quota, anche a tutela di eventuali escursionisti".
Nella polemica sono intervenuti anche i Verdi della Valle d'Aosta che hanno chiesto in una nota "Un'offerta mirata e rispettosa dell'ambiente è più consona ad una regione come la nostra che ha nel patrimonio naturale i migliori atouts per diventare vincente. Una Valle d'Aosta che fa sistema, che si organizza per offrire turismo di qualità ha più chances di essere riconosciuta e apprezzata in Italia e nel mondo rispetto agli anonimi divertifici globalizzati presenti ovunque: gli sforzi fatti per promuovere eventi di elevato pregio non possono mescolarsi con iniziative che banalizzano il territorio e non testimoniano l'amore e il rispetto per l'ambiente nel quale i valdostani vivono".
(fone ANSA)